sexta-feira, 6 de março de 2015

Cardeal Burke: Agora eu digo às pessoas que, se elas estão se sentindo confusas por causa do método de ensino do Papa Francisco, o importante é nos voltarmos para o catecismo e para aquilo que a Igreja sempre ensinou

Entrevista do Cardeal Burke ao Rorate-Caeli.

Por Rorate-Caeli | Tradução: Fratres in Unum.com – Na semana passada, Rorate caeli entrevistou o Cardeal Raymond Burke por telefone a respeito de diversos temas. Nada ficou fora de discussão nessa entrevista, e Sua Eminência foi incrivelmente generoso com o tempo dele. Ele mostrou-se brilhante e ainda muito humilde. Temos que reconhecer e apreciar seu cuidado e preocupação para com os católicos tradicionais.
Nesta entrevista abrangente, Sua Eminência falou sobre tópicos extraídas de notícias, como, por exemplo: Autoridades do Vaticano que ameaçam processar blogueiros; mais sacerdotes que se submetem à sua autoridade, o desmantelamento dos Franciscanos da Imaculada; e como os católicos tradicionais podem salvar suas almas neste mundo moderno — e obter para seus filhos os sacramentos no rito tradicional em face dos bispos dissidentes; o celibato sacerdotal; a confusão diária do Papa Francisco; e muito, muito mais.

AUTORIDADES DO VATICANO AMEAÇAM PROCESSAR BLOGUEIROS
Rorate Caeli: Eminência, muito obrigado por ter aceitado nos conceder esta entrevista. Como o blog internacional mais lido por católicos tradicionais, acreditamos que esta entrevista dará muita esperança aos nossos leitores, assim como aos católicos de mentalidade tradicional em todo o mundo. A nossa primeira pergunta é a seguinte: Recentemente, os católicos tradicionais ficaram atordoados com a notícia de que dois funcionários do Vaticano ameaçaram processar blogueiros e jornalistas tradicionais católicos. O senhor concorda com essa abordagem, e o senhor acha que devemos estar preparados para ver essa atitude com mais frequência no futuro?
Cardeal Burke: A não ser que o blogueiro tenha difamado o bom nome de alguém de maneira injusta, certamente, não acho que esse seja o modo como nós, católicos, devemos lidar com essas questões. Creio que devem ser feitos contatos. Presumo que o blogueiro católico tenha agido de boa fé, e se houver alguém na hierarquia que esteja chateado com ele, a maneira de lidar com esse assunto seria, em primeiro lugar, abordar a pessoa diretamente e tentar resolver o problema dessa forma. No Evangelho de São Paulo aos Coríntios, Nosso Senhor nos orienta a não levarmos nossas contendas à esfera civil e diz que devemos ser capazes, como católicos, de resolver essas questões entre nós. (cf. Mt. 18:15; 1 Cor. 6:1-6)
CONFUSÃO VINDA DO PAPA FRANCISCO
Rorate Caeli: Após oito anos sob o Papa Bento XVI, o clero, os leigos e até mesmo a mídia se habituaram à clareza. Com tanta confusão gerada a partir das declarações diárias do Papa Francisco, confusão vinda do Sínodo, etc., será que não seria melhor nos concentrarmos mais em nível local e paroquial e na Tradição da Igreja, em vez de buscarmos orientação específica de Roma em questões atuais?
Cardeal Burke: Sim, penso que, de fato, o Papa Francisco tenha dado essa indicação. Por exemplo, em sua Exortação Apostólica, Evangelii Gaudium, ele diz que não a considera um ensinamento magisterial. (Cf. 16) Com alguém como o Papa Bento XVI, tínhamos um mestre, que nos dava catequese extensa sobre vários temas. Agora eu digo às pessoas que, se elas estão se sentindo confusas por causa do método de ensino do Papa Francisco, o importante é nos voltarmos para o catecismo e para aquilo que a Igreja sempre ensinou, e ensinar essas coisas, promovendo-as em nível paroquial, a começar pela família. Não podemos perder a nossa energia nos sentindo frustrados com uma coisa que achamos que deveríamos estar recebendo e não estamos. Em vez disso, sabemos com certeza o que a Igreja sempre ensinou, e precisamos nos basear nesse ensinamento e concentrarmos nossa atenção nele.LER...

Il card. Burke in Emilia, Piemonte e Veneto con il CNSP


Il card. Burke in Emilia, Piemonte e Veneto con il CNSP

burkeSua Eminenza Reverendissima il Signor CardinaleRaymond Leo Burke sarà in Emilia Romagna, Piemonte e Veneto dal 12 al 15 marzo prossimi per un breve ciclo di conferenze dedicate alla presentazione del volume “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica”, che raccoglie scritti dei Cardinali Brandmüller, Müller, Caffarra, De Paolis, di mons. Vasil’, dei professori Mankowski, Rist, Dodaro, e dello stesso Cardinal Burke.
Le conferenze, promosse dal CNSP – Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum, e organizzate in collaborazione con diverse realtà locali, si terranno a Piacenza, Biella e Verona, secondo il seguente programma:
  • 12 marzo 2015, h. 17,30: Piacenza, Sala “Panini” della Banca di Piacenza, Palazzo Galli, via Mazzini 14;
  • 13 marzo 2015, h. 18,00Biella, Sala Conferenze Agorà Palace via Lamarmora 13A, in collaborazione con Federvita Piemonte e Valle d’Aosta, Gruppo Vita e Famiglia Biella e Movimento per la Vita Biella;
  • 14 marzo 2015, h. 17,00Verona, Biblioteca Capitolare, piazza Duomo 19, in collaborazione con Una Voce Verona, Sezione San Pietro Martire.
A coronamento dell’iniziativa, sabato 14 marzo 2015, alle h. 10,30, a Verona, presso la Rettoria di Santa Toscana, Piazzetta XVI Ottobre, 27 (Porta Vescovo), e domenica 15 marzo 2015, alle h. 11,15, a Piacenza, presso la Chiesa di San Giorgio in Sopramuro, via Sopramuro 63, Sua Eminenza celebrerà la S. Messa nella forma straordinaria del Rito Romano. Le celebrazioni del sacro rito sono state promosse dal CNSP in collaborazione con Una Voce Verona, Sezione San Pietro Martire, e con la Confraternita della Beata Vergine del Suffragio di Piacenza.
Nei prossimi mesi, è prevista l’organizzazione, a cura del CNSP, di un ulteriore ciclo di conferenze in Puglia ed a Trieste. Il relativo programma verrà comunicato in seguito.
Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum ringrazia con profonda, filiale gratitudine S. E. Rev.ma il Cardinal Burke per aver aderito con generosa disponibilità all’iniziativa, che si inserisce nelle attività promosse dal CNSP all’insegna del principio “Lex orandi, lex credendi”.
Un cordiale ringraziamento va anche ai Coetus Fidelium ed agli altri organizzatori locali, senza la cui fattiva e determinante collaborazione l’iniziativa non avrebbe potuto realizzarsi

segunda-feira, 2 de março de 2015

Intervista del Cardinal Burke da Rorate Caeli

Intervista del Cardinal Burke da Rorate Caeli

Nostra traduzione della recente intervista rilasciata telefonicamente dal Card. Raymond Leo Burke a Rorate Caeli [qui], nella quale con grande generosità egli si è pronunciato col suo stile chiaro limpido ed essenziale sui temi più caldi del momento.
Funzionari vaticani che minacciano di denunciare i blogger

Rorate: Eminenza, la ringraziamo molto per aver accettato questa intervista. Come blog internazionale più letto dai cattolici tradizionali, pensiamo che ciò infonderà molta speranza sia ai nostri lettori che ai cattolici di ispirazione tradizionale sparsi ovunque.
Come nostra prima domanda: Il mondo tradizionale, di recente, è rimasto stordito dalla notizia che due funzionari del Vaticano hanno minacciato di citare in giudizio i blogger e giornalisti cattolici di ispirazione tradizionale. È d'accordo con questo approccio, e pensa che dovremmo aspettarci di vederne di più in futuro?

Burke:  A meno che il blogger non abbia calunniato ingiustamente il buon nome di qualcuno, io certo non credo che questo sia il modo in cui dovremmo affrontare questioni del genere come cattolici. Penso che ci dovrebbe essere un contatto. Presumo che il blogger cattolico sia in buona fede e, se c'è qualcuno nella gerarchia che ha problemi con lui, il miglior modo di affrontar la cosa dovrebbe essere in primo luogo rivolgersi direttamente alla persona e cercare di risolvere così la questione. Nostro Signore nel Vangelo e San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi ci istruisce di non ricorrere ai tribunali. Dovremmo essere in grado, come cattolici, di risolvere tali questioni tra noi. (Cfr Mt 18:15; 1 Cor. 6: 1-6)

Confusione da parte di papa Francesco

Dopo otto anni di pontificato di Papa Benedetto XVI, il clero, i laici, anche i media erano abituati alla chiarezza. Con tanta confusione derivante dalle dichiarazioni quotidiane di Papa Francesco, confusione dal Sinodo, ecc. è meglio concentrarsi maggiormente a livello locale e parrocchiale e sulla tradizione della Chiesa, piuttosto che alla ricerca di una guida specifica da Roma sui temi del momento?

Sì, penso che, di fatto, lo stesso papa Francesco ha dato tale indicazione. Per esempio nella sua Esortazione Apostolica, Evangelii Gaudium, dice che non la ritiene un insegnamento magisteriale (N. 16). Mentre con Papa Benedetto XVI abbiamo avuto un maestro che ci dava catechesi estese su molteplici argomenti. Ora dico alla gente che, se ci si trova a vivere una certa confusione a causa del metodo di insegnamento di Papa Francesco, la cosa importante è rapportarlo al catechismo e a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, e insegnarlo, perché si diffonda  a livello parrocchiale, a partire dalla famiglia. Non possiamo disperdere le nostre energie nella frustrazione per qualcosa che pensiamo di dover ricevere e ciò non accade. Invece, sappiamo per certo ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, e abbiamo bisogno di fare affidamento su questo e di concentrare la nostra attenzione su questo.

Comunione per gli adulteri e attacco alla Dottrina

Parlando di questo insegnamento e di ciò che ascoltiamo, recentemente ha fatto scalpore la sua dichiarazione che si opporrà a qualsiasi insegnamento eterodosso sul matrimonio e, su un'altra domanda, sul fatto che i cattolici dovrebbero reagire. Quale dovrebbe essere la risposta dei fedeli cattolici, se ci fosse un cambiamento nella disciplina sulla Santa Comunione per gli adulteri divorziati risposati?

Stavo rispondendo ad una domanda ipotetica. Alcune persone hanno cercato di interpretarlo come un attacco contro Papa Francesco; il che non era assolutamente vero. Mi è stata posta una domanda ipotetica, e ho semplicemente detto: "Nessuna autorità ci può comandare di agire contro la verità, e, allo stesso tempo, quando la verità è sotto ogni tipo di minaccia, dobbiamo lottare per essa". Questo è quello che intendevo dire. E quando mi è stata posta l'altra domanda ipotetica: "E se questo progetto andasse fino in fondo?" Io ho risposto: "Beh, io semplicemente devo resistere. Questo è il mio dovere".

Come può reagire un fedele cattolico? A casa sua? E su un blog?

Io penso che si debba continuare a insegnare, in casa e nella vita personale, per rimanere nella verità della fede come la si conosce, e si debba anche parlarne e far conoscere al Santo Padre la profonda preoccupazione che si ha: che in realtà non si può accettare un cambiamento nella disciplina della Chiesa; il che equivarrebbe a cambiare il suo insegnamento sulla indissolubilità del matrimonio. A questo riguardo penso che sia molto importante affrontare la falsa dicotomia disegnata da alcuni che dicono: "Oh no, stiamo solo cambiando le discipline. Non stiamo toccando la dottrina della Chiesa". Ma se si modifica la disciplina della Chiesa per quanto riguarda l'accesso alla Santa Comunione da parte di coloro che vivono in adulterio, allora sicuramente si modifica la dottrina della Chiesa sull'adulterio. Se le persone possono vivere in adulterio e continuare a ricevere i sacramenti, si sta dicendo che, in alcune circostanze, l'adulterio è ammissibile ed è anche un bene. Il che è una cosa molto seria, e i cattolici devono insistere sul fatto che la disciplina della Chiesa non può essere modificata in alcun modo, perché di fatto, si indebolirebbe il nostro insegnamento su una delle verità più fondamentali, la verità sul matrimonio e la famiglia.

Vescovi dissenzienti & Summorum Pontificum

Ora veniamo a qualcosa che è nelle sue corde, Eminenza. Come possiamo mantenere la promessa e il mandato del Summorum Pontificum in questo particolare momento nella Chiesa, e quale ruolo ha il diritto canonico nel rendere la Messa tradizionale disponibile in ogni parrocchia ?

La legge si pone così com'è stata data da Papa Benedetto XVI, e non è stata modificata. Il documento per la sua attuazione è stato emesso dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei. Tutto questo resta valido. Tutto ciò sollecita a provvedere alla Messa tradizionale quando c'è questo desiderio in un gruppo di fedeli.

In adesione al Summorum, le famiglie i cui figli non hanno mai praticato il Novus Ordo, ma il cui Ordinario non soddisfi i mandati del Summorum concedendo loro la Confermazione tradizionale, esse devono portare i loro figli in una diocesi vicina o in una parrocchia personale come la Fraternità Sacerdotale San Pietro, FSSP, in modo da poterli cresimare nel rito tradizionale?

Esse hanno certamente il diritto di ricevere i sacramenti nel rito tradizionale in forma straordinaria. Se non possono riceverlo nella propria diocesi, allora certamente potrebbero chiedere al loro parroco una dichiarazione che il ragazzo è pronto per la cresima, perché possano riceverla in un altro luogo in cui è permesso.

Smantellamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Come probabilmente saprà, abbiamo notizie sconfortanti e spaventose sullo smantellamento dei Frati Francescani dell'Immacolata nel corso dell'ultimo anno. Sua Eminenza ritiene che il commissario, Padre Volpi, sia stato giusto? E cosa pensa della dichiarazione di mediazione nei confronti di padre Volpi per quanto riguarda la famiglia del fondatore?

Io non dispongo di informazioni dirette su cui esprimere un giudizio sulla vicenda. Come osservatore esterno, devo dire che Padre Volpi ha messo in atto con grande rapidità azioni molto forti.
Da quanto ho letto, egli ha dovuto ammettere che non era vera l'accusa di abuso dei beni temporali dei frati dell'Immacolata da lui rivolta contro Padre Stefano Manelli, fondatore dei Frati dell'Immacolata, ed i suoi familiari. Questo è certamente un fatto molto grave. Molti frati stanno abbandonando l'ordine, e l'intera situazione andrebbe affrontata in modo da non far crollare l'ordine stesso, perché essi erano solidi, avevano molte vocazioni e un ampio apostolato. Questo è ciò che trovo preoccupante.

Viene riferito, e francamente di questo abbiamo riscontri personali, di sacerdoti FFI che dicono di essere "in fuga", "nascosti": sono parole usate dalla corrente dei FFI in accordo con p. Volpi. Ci sono anche notizie di vescovi che accettano i sacerdoti FFI che cercano rifugio nelle loro diocesi. Lei, Eminenza, incoraggerebbe altri vescovi a fare lo stesso?

Se un prete vuole lasciare la sua comunità religiosa ed è un buon prete, non c'è nulla in contrario  a che il vescovo lo accetti, penso che un buon vescovo certamente debba accettare un tale sacerdote e cercare di aiutarlo a diventare sacerdote nella sua diocesi. C'è un processo; ci vuole tempo. Il sacerdote che intende lasciare la sua comunità religiosa deve avere un vescovo accogliente. Se è in grado di accogliere un tale sacerdote, credo che il vescovo dovrebbe essere felice di farlo, perché aiuta un buon sacerdote a poter continuare ad esercitare il suo ministero sacerdotale.

Sacerdoti tradizionali cacciati da vescovi dissenzienti

Qual è il suo parere, Eminenza, quando accade che buoni sacerdoti vengono cacciati dai loro vescovi? Conosciamo molti casi, anche se non li nominiamo pubblicamente. Alcuni ora si trovano senza incarichi, e vivono grazie alle donazioni e all'aiuto di familiari e amici. Alcuni trovano necessario unirsi in gruppi indipendenti. Qual è il consiglio di Vostra Eminenza a quei sacerdoti che semplicemente vogliono vivere, predicare e celebrare la Messa, come tutti i sacerdoti facevano prima del Concilio?

Vorrei semplicemente spingerli a cercare un vescovo che li accolga e cerchi di aiutarli, se può, o se non li può aiutare direttamente lui stesso, li aiuti a trovare un altro vescovo che consenta loro di condurre una buona vita sacerdotale. Questo è tutto ciò che si può fare. Ovviamente, c'è anche il ricorso alla Congregazione per il Clero. Se il sacerdote è consapevole di essere trattato ingiustamente, può chiedere alla Congregazione per il Clero di intervenire.

Ci risulta che, la soluzione del problema che abbiamo appena discusso possa trovarsi in una Amministrazione Apostolica per sacerdoti  e religiosi tradizionali in preparazione, al fine di risolvere molti di questi problemi nel senso di permettere loro di vivere la propria vocazione rigorosamente secondo il Summorum Pontificum. Sua Eminenza può commentare circa questo processo sul futuro concretizzarsi di una Amministrazione Apostolica?

Una cosa del genere è possibile. Io non sono a conoscenza di tutto quanto stia procedendo al riguardo. Forse è così ma io non ne ho sentito parlare. Certo che è una possibilità e sarebbe un modo per aiutare questi sacerdoti e i fedeli che sono uniti a loro a rimanere in comunione con la Chiesa.

Più sacerdoti sotto l'autorità del cardinale Burke

Ora, Eminenza, lei può avere una preclusione su questa questione, ma il Sovrano Militare Ordine di Malta potrebbe teoricamente essere in grado di funzionare come una Amministrazione Apostolica, offrendo possibilità a sacerdoti e religiosi tradizionali?

Ebbene, il Sovrano Militare Ordine di Malta, i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, ha sacerdoti incardinati. Ma come un ordine militare sovrano, non come Amministrazione Apostolica. L'Ordine ha un Prelato, nominato dal Santo Padre, che partecipa al governo dell'Ordine. Egli è chiaramente il legittimo superiore di eventuali sacerdoti incardinati nell'Ordine. In questo momento, stiamo studiando tutta la situazione perché abbiamo richieste da parte di altri sacerdoti che desiderano essere incardinati nell'Ordine. Ma certamente è successo in passato, e non c'è motivo per cui non possa continuare ad accadere, non in virtù della creazione di una Amministrazione Apostolica, ma in virtù della natura dell'Ordine.

Celibato sacerdotale

Intendevamo farle questa domanda mesi fa, quando abbiamo iniziato a preparare le domande dell'intervista, e poi ci è segnalato che il Papa proprio ieri ha detto che la questione dei preti sposati è "nella sua agenda". Il celibato sacerdotale per i sacerdoti occidentali è gravemente minacciato sotto questo pontificato?

Sarebbe un fatto molto grave, perché ha a che fare con l'esempio di Cristo stesso, e la Chiesa ha sempre fatto tesoro nei suoi sacerdoti della sequela sull'esempio di Cristo, anche nel Suo celibato. Ho sentito quanto segnalato, ma non sono stato in grado di verificare. Sarebbe, ovviamente, una questione molto seria. La questione è stata già affrontata da un sinodo mondiale dei vescovi alla fine degli anni '60, e in quel Sinodo c'è stata una solida riaffermazione della dottrina della Chiesa sul celibato dei sacerdoti. Non va fatto riferimento ad esso come ad una disciplina, perché ha a che fare con ciò che fin dai primi secoli della Chiesa è stato inteso più adatto per i suoi sacerdoti. È qualcosa di più di una disciplina, e quindi mi pare molto difficile immaginare che ci possa essere un cambiamento su questo.

Incoraggiamento per i cattolici tradizionali

Quali parole di incoraggiamento può dare sua Eminenza ai cattolici tradizionali che stanno lottando per salvare le loro anime e le anime dei loro figli in questo mondo moderno e senza, a volte sembra, alcun aiuto da Roma?

Mi capita spesso di dire a coloro che mi scrivono per esprimere tale scoramento o chiedono una indicazione in quella che appare una situazione molto travagliata, che quando, in momenti come questo, sembra che ci sia una certa confusione nel governo della Chiesa, allora dobbiamo, più che mai, radicarci nell'insegnamento costante della Chiesa e fare di tutto per porgerlo ai nostri figli e per rafforzarne la comprensione nelle nostre parrocchie e nelle nostre famiglie. E nostro Signore ci ha rassicurati. Non ci ha detto che non ci sarebbero stati attacchi alla Chiesa, anche dall'interno, ma ci ha assicurato che le porte dell'inferno non prevarranno mai sulla Chiesa. In altre parole, Satana, con i suoi inganni, alla fine non potrà mai prevalere sulla Chiesa. Dobbiamo avere questa fiducia in noi e procedere con grande gioia e grande determinazione, nell'insegnare la fede, o nel testimoniare con le opere alle anime che non comprendono la fede o che non sono ancora diventate membri della Chiesa. Sappiamo che le porte dell'inferno non prevarranno, ma nel frattempo, la nostra è la Via Crucis. E quando dobbiamo soffrire per amore di ciò che crediamo, ciò che sappiamo essere vero, possiamo abbracciare la sofferenza conoscendo il risultato finale: cioè, che Cristo è il Vincitore. Egli è colui che vince alla fine tutte le forze del male nel mondo e restituisce al Padre noi e il nostro mondo. Questo è il modo in cui cerco di incoraggiare i fedeli cattolici. Penso che sia importante, inoltre, che i cattolici devoti tradizionali si conoscano e si sostengano l'un l'altro, per portare i pesi gli uni degli altri, come dice la Scrittura. Dobbiamo essere pronti a farlo ed essere sensibili verso le famiglie che potrebbero trovarsi in qualche particolare difficoltà in questo senso, e cercare di essere il più vicini l'uno all'altro come possibile.

Vaticano terzo?

Grazie. Abbiamo solo un paio di domande. Ci sono alcune notizie in ordine sparso, ma da fonti credibili, che Francesco pensi di indire un Terzo Concilio Vaticano. Eminenza ha sentito nulla di tutto questo?

No, per niente.

Processo alla scelta dei vescovi

Le nomine Episcopali negli Stati Uniti con Benedetto XVI sono state, mediamente, orientate verso i conservatori. Il che non è accaduto ovunque. Da questo nasce l'evidente attuale fossato con quei sacerdoti e fedeli nella chiesa della nuova generazione che sono ampiamente conservatori, attaccati al vero catechismo, alla legge morale cattolica, a una riverente Sacra Liturgia. Sua Eminenza è favorevole ad un nuovo orientamento nella nomina dei vescovi negli Stati Uniti e altrove? Il metodo attuale per la selezione dei vescovi è buono, a suo avviso?

Penso che lo sia. Si tratta non solo di consultare altri vescovi e sacerdoti della diocesi, ma anche i fedeli laici. E c'è sempre la possibilità per i singoli membri del laicato o gruppi di fedeli laici di rendere note le loro preoccupazioni alla Congregazione per i Vescovi e al Nunzio. Penso che la cosa più importante sia che il Nunzio Apostolico sappia, quando c'è in vista la scelta di un vescovo per una diocesi, che ci sono molti cattolici fedeli che hanno esigenze particolari e che gliele esprimano.

Ruolo attuale nella Chiesa

Qual è il principale obiettivo di Sua Eminenza nell'impegno di questi giorni?

Il mio obiettivo principale è il Sovrano Militare Ordine di Malta, nell'aiutare il Gran Maestro nel governo dell'Ordine, soprattutto nella dimensione spirituale. L'Ordine ha un duplice scopo: la difesa della fede, e la cura dei poveri. Le due cose onestamente vanno molto insieme. Io lo sto aiutando con questioni circa la struttura dell'Ordine stesso, al fine di soddisfare più efficacemente questi due scopi, ma anche per affrontare le questioni che inevitabilmente sorgono in qualsiasi organizzazione cattolica per quanto riguarda la dottrina e per quanto riguarda la morale. Questo è il mio obiettivo principale. Inoltre sto spendendo tempo a studiare e scrivere su questioni importanti nella Chiesa di oggi.

Ripristino dei tradizionalisti nella Chiesa

Vede la possibilità per il futuro che i cattolici tradizionali acquistino maggiormente un ruolo di primo piano, per il restauro della Chiesa?

Penso di sì. Trovo sempre più e più famiglie cattoliche fedeli alla Messa tradizionale, e penso che quelle famiglie avranno sempre più influenza nel tempo a venire. Se quelle famiglie influenzano altre famiglie, poi, ovviamente, ci sarà uno slancio di crescita.

C'è qualcos'altro che non abbiamo toccato che Sua Eminenza vorrebbe aggiungere?

Solo incoraggiare tutti a esser fedeli alla Sacra Liturgia, che è la più alta espressione della nostra fede cattolica, la più alta espressione della nostra vita in Dio, e ad essere molto impegnati nello studio del Catechismo della Chiesa Cattolica, e nell'insegnamento della fede nelle nostre case e nelle nostre comunità locali. La Chiesa ha sofferto terribilmente per decenni di cattiva catechesi, tant'è che i fedeli, bambini, giovani e anche adulti, non conoscono la loro fede, e abbiamo bisogno di affrontare questa realtà perché le due cose vanno insieme. Quando conosciamo bene la nostra fede, allora abbiamo un forte desiderio di adorare in conformità con la nostra fede, e al tempo stesso il nostro culto ci fa desiderare di conoscere maggiormente la nostra fede. E poi, ovviamente, tutto questo viene tradotto in azione dalla carità nella nostra vita, in particolare a favore di coloro che sono più bisognosi.

Ciò induce a un'ultima domanda. Sua Eminenza ha menzionato molte volte la famiglia in casa. Era profetico Giovanni Paolo II quando ha parlato della Chiesa Domestica?

Oh, sì. Egli ha detto che la Chiesa viene a noi attraverso la famiglia, e questo è vero. Cristo stesso viene attraverso la famiglia. Egli era profetico, nel senso che ha pronunciato di nuovo ciò che la Chiesa ha capito fin dall'inizio. Quel termine, Chiesa domestica, è molto antico, ed è stato ripetuto al Concilio Vaticano II. È una antica terminologia riguardo alla famiglia. Era profetico, nel senso che ha esposto ciò che Dio stesso ci insegna sulla famiglia.

Questo è tutto quello che abbiamo per Sua Eminenza. La ringrazio molto per il suo tempo oggi e per il suo incredibile servizio a Santa Madre Chiesa.
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[Traduzione di Chiesa e post-concilio]

fonte

sábado, 24 de janeiro de 2015

Omelia del Cardinale Raymond Leo BURKE Messa votiva Matrimonio della Vergine Sabato 10 gennaio 2015, Roma - San Nicola in Carcere

Omelia del Cardinale Raymond Leo BURKE - Messa votiva Matrimonio della Vergine - 10 gennaio 2015, Roma - San Nicola in Carcere

Traduciamo da NLM [qui], e prontamente condividiamo il testo della stupenda Omelia, pronunciata dal Cardinale Raymond Leo BURKE a Roma, Sabato 10 gennaio 2015 - Basilica di San Nicola in Carcere, dove ha celebrato il Pontificale al faldistorio che abbiamo ricordato qui.
La celebrazione era uno degli eventi nell'ambito della seconda conferenza internazionale delle Confraternite del Clero Cattolico (Roma 5 - 9 gennaio 2015), che ha visto la partecipazione dei cardinali Pell, Amato, Burke e dell’arcivescovo Di Noia.
È stata scelta la Messa votiva del matrimonio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe perché tema della conferenza erano il matrimonio e la famiglia, e le questioni relative. (Le letture bibliche: Proverbi 8, 22-35, e Matteo 1, 18-21.)
Occasione per una magistrale e edificante chiarificazione sulla santità fontale del vincolo matrimoniale sacramentale cristiano, anch'esso Redento dal nostro Signore e Salvatore. Di cui far tesoro noi ed i pastori tutti, soprattutto quelli coinvolti nell'Assise sinodale tuttora in corso.

Omelia del Cardinale Raymond Leo BURKE
Messa votiva Matrimonio della Vergine 
Sabato 10 gennaio 2015, Roma - San Nicola in Carcere

Celebrando la Messa votiva del matrimonio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe, contempliamo nuovamente il grande mistero dell'amore incommensurabile ed incessante di Dio per noi. Nel breve racconto del Vangelo di san Matteo, vediamo come Dio provvede che il suo Figlio unigenito sia incarnato nel seno immacolato della Vergine Maria e, allo stesso tempo, con la sua incarnazione, diventiamo parte della famiglia di Giuseppe e Maria. In altre parole, anche se San Giuseppe e la Vergine Maria si erano sposati prima del concepimento verginale di Dio-Figlio nel grembo di Maria, lo hanno fatto con pieno rispetto per la consacrazione della verginità di Maria a Dio dalla sua giovinezza, l'offerta a Dio della sua verginità consacrata. Ed ancora, San Giuseppe aveva sposato Maria con l'intenzione di onorare, nel corso del loro matrimonio, la verginità consacrata.

sábado, 17 de janeiro de 2015

Il solenne pontificale del Cardenal Burke nella Chiesa parrocchiale di Artallo (Imperia)

Il solenne pontificale di mons. Burke

Ecco le prime immagini del solenne pontificale in forma straordinaria (al trono, per graziosa concessione di S.E. mons. Oliveri, vescovo del luogo) celebrato  da S.E. l'Arcivescovo Raymond Burke, Prefetto Emerito della Segnatura Apostolica, nella Chiesa parrocchiale di Artallo (Imperia), retta dal giovane parroco don Marco Cuneo.

Si celebrava oggi la festa di S. Sebastiano Martire, patrono e titolare della parrocchia.

Molto ispirata l'omelia dell'Arcivescovo, incentrata sulla comparazione tra la sanguinosa persecuzione anticristiana che colpì il soldato romano Sebastiano, e l'incruenta ma non meno insidiosa seduzione anticristiana che viviamo in un mondo secolarizzato. Come al santo Sebastiano venne offerta un'effimera libertà dalla prigione e dalle sevizie se avesse accettato di piegarsi al mondo e adorare l'Imperatore, così la cultura dominante e i mezzi di comunicazione ci allettano con un'apparente libertà dalle costrizioni e dai comandamenti religiosi. Ma in un caso e nell'altro, quell'offerta di libertà contro Dio è in realtà un laccio di schiavitù.

L'angelico, anzi serafico coro delle Suore Francescane dell'Immacolata ha reso la funzione ancor più toccante e coinvolgente.

Un pontificale tradizionale al trono non è cosa semplice ed è, liturgicamente parlando, estremamente ricco di gesti e simboli e di significato. Eppure, a detta di tutti, esso si è svolto non solo con precisione, ma anche con esemplare naturalezza e fluidità, facendo risaltare l'importanza del Santo Sacrificio che si compiva all'altare.

Ma ecco le foto:











fonte:messainlatino.it

quarta-feira, 14 de janeiro de 2015

Intervista al Card. Burke su Papa Francesco, Liturgia, FSSPX e Sinodo


"La ricca articolazione della Forma Straordinaria, che indica sempre la natura teocentrica della liturgia, è praticamente ridotta al minimo nella Forma Ordinaria" (Card. L.R. Burke)


Intervista al Cardinale Burke

Intervista al Card. Burke
su Papa Francesco, Liturgia, FSSPX e Sinodo

 


Sul Vaticano II

Eminenza, Lei è cresciuto prima del Vaticano II, come ricorda quell’epoca?
Sono cresciuto in un periodo molto bello della Chiesa, nel quale eravamo educati attentamente nella Fede, sia a casa sia nella scuola cattolica, soprattutto col catechismo di Baltimora. Mi ricordo della grande bellezza della Sacra Liturgia, anche nella nostra piccola cittadina rurale, con delle belle Messe. Io sono riconoscente ai miei genitori che mi hanno educato solidamente a vivere come cattolico. Sì, erano dei begli anni.

Un mio amico, nato dopo il Concilio, diceva: “Non tutto era buono nei tempi trascorsi, ma era tutto meglio”. Lei che ne pensa?
Ebbene, bisogna vivere il tempo che Dio ci ha donato. Certo, io ho dei ricordi molto buoni del tempo in cui sono cresciuto, negli anni ’50 e nei primi degli anni ’60. Penso che la cosa più importante sia apprezzare la natura costitutiva della Fede cattolica ed apprezzare la Tradizione, alla quale apparteniamo e per la quale ci è pervenuta la Fede.

Ha adottato con entusiasmo i grandi cambiamenti dopo il Concilio?
È quello che è accaduto subito dopo il Concilio – all’epoca ero nel seminario minore e seguivamo quello che accadeva al Concilio – ma l’esperienza dopo il Concilio fu così forte e in certi casi così violenta, che devo dire che pur essendo giovane cominciavo a pormi delle domande, se tutto questo rientrava veramente nell’intenzione del Concilio, poiché vedevo molte cose belle nella Chiesa sparire di colpo e perfino considerate non più belle. Penso per esempio alla grande tradizione del Canto Gregoriano o all’uso del latino nella celebrazione della Sacra Liturgia. E poi, naturalmente, il sedicente “spirito del Vaticano II” ha influenzato altri ambiti, la vita morale, per esempio, l’insegnamento della Fede – in seguito abbiamo visto tanti preti abbandonare il sacerdozio, tanti religiosi abbandonare la vita religiosa. Nel periodo post-conciliare, dunque, vi erano degli aspetti in grado di suscitare degli interrogativi.

Lei è stato ordinato sacerdote nel 1975. Pensa che qualcosa nella Chiesa sia andata storta?
Sì, lo penso. In un certo modo noi abbiamo perso un forte senso della centralità della Sacra Liturgia e quindi dell’ufficio e del ministero sacerdotale nella Chiesa. Devo dire che ero stato allevato così fortemente nella Fede ed avevo una così forte coscienza della vocazione, che mai avrei potuto rifiutare ciò che chiedeva Nostro Signore. Ma io mi accorgevo che c’era qualcosa che certamente era andata storta. Come giovane prete constatavo, per esempio, la vacuità della catechesi. I testi catechetici erano così poveri. E poi, constatavo le sperimentazioni liturgiche – di alcune non voglio affatto ricordarmi – la perdita della vita devozionale, la frequenza alla Messa della Domenica che cominciò a diminuire con costanza: erano tutti segni di qualcosa che era andato storto.


Le due forme della Santa Messa

Avrebbe immaginato nel 1975 che un giorno avrebbe celebrato la Messa col rito che era stato abbandonato in nome del rinnovamento?
No, non l’avrei immaginato. Benché debbo dire che trovo la cosa molto normale, poiché si tratta di un rito talmente bello che il fatto che la Chiesa l’abbia recuperato è un segno della sua buona salute. Ma all’epoca, devo dire che la riforma liturgica in particolare fu molto radicale e come ho già detto perfino violenta. Ma grazie a Dio il recupero c’è stato.

Giuridicamente, il Novus Ordo e la Messa Latina Tradizionale sono uno stesso rito. Questa è anche la sua personale esperienza quando celebra una solenne Messa pontificale col nuovo o col vecchio Ordo?
Sì, mi rendo conto che sono lo stesso rito e credo che quando il cosiddetto Nuovo Rito o Forma Ordinaria, è celebrato con grande cura e una forte coscienza che la Sacra Liturgia è l’azione di Dio, si può vedere più chiaramente l’unità di due forme dello stesso rito. Peraltro, io spero che col tempo alcuni elementi che erano stati poco saggiamente eliminati dal rito della Messa divenuto oggi la Forma Ordinaria, possano essere ripristinati, poiché la differenza tra le due forme è molto evidente.

In che senso?
La ricca articolazione della Forma Straordinaria, che indica sempre la natura teocentrica della liturgia, è praticamente ridotta al minimo nella Forma Ordinaria.

 Il Sinodo del 2014

Il Sinodo sulla Famiglia è stato uno choc e talvolta perfino uno scandalo, soprattutto per le giovani famiglie cattoliche che sono il futuro della Chiesa. Hanno motivo d’inquietarsi?
Sì. Io penso che il rapporto che fu presentato a metà della sessione del Sinodo, che si è concluso il 18 ottobre, è forse il documento pubblico della Chiesa più scandaloso che io possa immaginare. Esso suscita vivissima preoccupazione ed è particolarmente importante che le buone famiglie cattoliche che vivono la bellezza del sacramento del matrimonio si dedichino in maniera tutta nuova ad una solida vita matrimoniale ed utilizzino ogni occasione per testimoniare la bellezza della verità sul matrimonio, di cui essi fanno esperienza tutti i giorni nella loro vita di sposi.

Dei prelati di alto rango continuano a dare l’impressione che il “progresso” nella Chiesa consista nella promozione dell’agenda gay e dell’ideologia del divorzio. È perché pensano che queste cose apporteranno una nuova primavera nella Chiesa?
Non so come potrebbero pensare una cosa simile, poiché il divorzio, per esempio, è definito come una piaga sociale dalla Costituzione Pastorale sulla Chiesa: Gaudium et Spes; o come potrebbero promuovere gli atti omosessuali, che sono intrinsecamente malvagi; come potrebbe venire del bene da queste due cose? E infatti, ciò che ci sta davanti agli occhi è che queste due cose insieme concorrono alla distruzione della società, all’affossamento della famiglia, alla decomposizione del tessuto sociale e, evidentemente, nel caso di atti contro natura, alla corruzione della sessualità umana, che è essenzialmente destinata al matrimonio e alla procreazione dei figli.

Crede che, in vaste zone della Chiesa, il problema principale consista nella mancanza di famiglie cattoliche e soprattutto nella mancanza di ragazzi cattolici? Non avrebbe dovuto essere questo il centro d’interesse del Sinodo?
Ne sono fortemente convinto. La Chiesa dipende da una solida vita familiare cattolica e questo dipende da solide famiglie cattoliche. Io credo che dove la Chiesa soffre di più è là dove soffrono il matrimonio e la vita familiare. Noi vediamo che quando nel matrimonio le coppie non sono generose nell’apporto di nuove vite umane nel mondo, ecco che il loro matrimonio deperisce, al pari della società stessa. Noi vediamo che in numerosi paesi la popolazione locale, che in molti casi è cristiana, è in procinto di sparire a causa del basso tasso di natalità. E in alcune di queste zone – per esempio laddove vi è anche una forte presenza di individui appartenenti all’Islam, noi vediamo che la vita musulmana prende il sopravvento in paesi che una volta erano cristiani.


La Fraternità San Pio X

In numerose regioni dell’Europa Occidentale e degli Stati Uniti, le sole parrocchie che ancora hanno dei figli, appartengono alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, mentre intere diocesi sono deserte. I vescovi, si rendono conto di questo?
Immagino di sì. Io non ho esperienza diretta di quanto Lei dice. Ai miei tempi, come vescovo di La Crosse, Wisconsin, e come arcivescovo di Saint Louis, Missouri, ho sentito dire che in certi paesi europei le diocesi non sono praticamente in grado di andare avanti, mentre vi è una forte presenza di appartenenti alla Fraternità San Pio X. Non possono impedirmi di ritenere che i vescovi locali ne prendano nota e ci riflettano.


I giovani cattolici

In una parrocchia media dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti, la maggioranza dei cattolici praticanti sono quelli che sono stati battezzati e catechizzati prima del Concilio. Questo significa che in questi paesi la Chiesa vive del passato?
Io penso che, per esempio, la mia generazione ha avuto la benedizione di crescere in un’epoca in cui vi era una forte pratica della Fede cattolica, una forte partecipazione alla Messa della Domenica e alla Sacra Liturgia, una forte vita di devozione, un solido insegnamento della Fede. Ma in qualche modo, io credo, noi davamo tutto questo per acquisito e non c’è stata la stessa attenzione a trasmettere la Fede come la conoscevamo da generazione in generazione. Adesso, io vedo che molti giovani sono affamati e assetati – e questo da un po’ – di conoscere la Fede cattolica alle radici e di vivere i molti aspetti della ricchezza della Tradizione della Fede. Io credo quindi che ci sia giustamente una ripresa di ciò che era andato perduto in un tempo in cui non ci si era preoccupati accuratamente. Io penso che oggi tra i giovani cattolici è in corso una rinascita.

Il Sinodo sulla Famiglia ha in programma di promuovere il matrimonio e incoraggiare e sostenere le famiglie con molti figli?
Io lo spero sinceramente. Non faccio parte della direzione centrale o del numero dei cardinali e vescovi che seguono l’organizzazione e la direzione del Sinodo dei Vescovi. Ma sicuramente lo spero.


La proposta Kasper

Molte persone temono che alla fine il Sinodo userà un doppio linguaggio. Verranno utilizzate delle ragioni “pastorali” per cambiare de facto la dottrina. Sono giustificati questi timori?
Sì, lo sono. In effetti, uno degli argomenti più insidiosi usati al Sinodo allo scopo di promuovere delle pratiche contrare alla dottrina della Fede, è che “noi non tocchiamo la dottrina; noi crediamo nel matrimonio come vi ha sempre creduto la Chiesa; noi facciamo dei cambiamenti solo nella disciplina”. Ma, nella Chiesa cattolica questo non è mai possibile, perché nella Chiesa cattolica la disciplina è sempre direttamente legata all’insegnamento. In altre parole: la disciplina è al servizio della verità della Fede, della vita generale della Chiesa cattolica. Così che non si può dire che si cambia la disciplina come se questo non avesse effetti sulla dottrina che essa protegge, salvaguarda o promuove.

Il termine “misericordia” è utilizzato per cambiare la dottrina della Chiesa e perfino il Nuovo Testamento, al fine di perdonare i peccati. Quest’uso disonesto del termine “misericordia”, è stato adottato nel corso del Sinodo?
Sì. Dei Padri sinodali hanno parlato del falso sentimento di misericordia che non terrebbe in conto la realtà del peccato. Mi ricordo di un Padre sinodale che ha detto: “Non esiste più il peccato? Non lo riconosciamo più?” Io penso che si è trattato di una risposta molto forte da parte di certi Padri sinodali. Il pastore luterano tedesco, morto durante la Seconda Guerra Mondiale, Dietrich Bonhoeffer, utilizzava un’analogia interessante. Egli parlava di grazia “costosa” e di grazia “a buon mercato”.
Quando la vita di Dio ci è data come nella Chiesa, questo richiede da noi un nuovo modo di vivere, una conversione quotidiana a Cristo, e noi conosciamo la misericordia di Dio nella misura in cui vi aderiamo e ci sforziamo di rimetterci sempre a Cristo e di vincere i nostri peccati e le nostre debolezze.

Perché il termine “misericordia” viene utilizzato per gli adulteri e non per i pedofili? In altre parole: sono forse i media che decidono quando la Chiesa possa utilizzare il termine “misericordia” e quando no?
Questo è un altro dei punti sollevati al Sinodo. La misericordia riguarda la persona che, per un motivo qualunque, commette un peccato. Noi dobbiamo sempre suscitare il bene in questa persona – in altre parole dobbiamo chiamare quella persona ad essere ciò che essa è: figlia di Dio. Ma al tempo stesso si devono riconoscere i peccati, che siano l’adulterio o la pedofilia, il furto o l’omicidio – quali che siano -, come grandi mali, come dei peccati mortali e dunque contrari a noi stessi. Noi non possiamo accettarli. La più grande carità, la più grande misericordia che possiamo mostrare al peccatore e di riconoscere il male degli atti che sta per commettere e di richiamare questa persona alla verità.


Il potere e l’autorità del Papa

Noi dobbiamo sempre credere che la Bibbia è la suprema autorità nella Chiesa e che non può essere manipolata, nemmeno dal Papa o dai vescovi?

Assolutamente. La parola di Gesù è la verità alla quale siamo chiamati ad obbedire e a cui deve obbedire per primo il Santo Padre. Durante il Sinodo, talvolta si è fatto riferimento alla pienezza del potere del Santo Padre, secondo il senso che il Santo Padre potrebbe sciogliere un matrimonio valido che è stato consumato. Ma questo non è vero. La “pienezza del potere” non è il potere assoluto. È la “pienezza del potere” di fare ciò che Cristo ci comanda di fare in obbedienza a Lui. Noi dunque dobbiamo seguire Gesù Cristo, a cominciare dal Santo Padre.

Un arcivescovo ha detto recentemente: “Evidentemente, noi seguiamo la dottrina della Chiesa sulla famiglia”; ed ha aggiunto: “fino a quando il Papa decida diversamente”. Il Papa ha il potere di cambiare la dottrina?
No, è impossibile. Noi sappiamo qual è sempre stato l’insegnamento della Chiesa. Esso è stato espresso, per esempio, da Papa Pio XI nell’enciclica Casti connubii. È stato espresso da Papa Paolo VI nella Humanae vitae. È stato espresso in maniera meravigliosa da Papa san Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio. L’insegnamento è immutabile. Il Santo Padre assicura il servizio di mantenere questo insegnamento e di presentarlo con novità e freschezza, ma non di cambiarlo.

Si dice che i cardinali vestono in porpora per rappresentare il sangue dei martiri morti per Cristo. Ad eccezione di John Fisher, che fu nominato cardinale quand’era già in prigione, nessun cardinale e mai morto per la Fede. Qual è il motivo?
Non lo so, non posso spiegarlo. Certi cardinali hanno certamente sofferto molto per la Fede. Io penso al cardinale Midszenty (1892-1975), per esempio, in Ungheria, o al cardinale Stepinac (1898-1960), in quella che era la Jugoslavia. E ci sono stati altri cardinali in altri periodi della storia della Chiesa, che hanno sofferto molto per difendere la Fede. Il martirio può assumere forme diverse da quella sanguinosa. Noi parliamo del martirio rosso, ma vi è anche un martirio bianco che attiene all’insegnamento fedele della verità della Fede e alla sua difesa, si può essere mandati in esilio come è accaduto a certi cardinali o soffrire in altre maniere. Per il cardinale, l’importante è difendere la Fede usque ad effusionem sanguinis. Il cardinale deve fare tutto quello che può per difendere la Fede, anche se questo comporterà lo spargimento di sangue. Ma deve fare anche tutto quello che viene prima.
Le cose preferite dal Cardinale Burke, i suoi migliori ricordi e la paura del Giudizio

Eminenza, alcune rapide osservazioni. Chi è il suo Santo preferito?
Evidentemente la Santa Vergine, che è la preferita di noi tutti.

Questo non conta!
Io ho anche una grande devozione per San Giuseppe. Ma una Santa che mi ha aiutato molto nella mia vita, quando ero ragazzo e in Seminario, è Santa Teresa di Lisieux, il Piccolo Fiore. La sua Piccola Via continua ad essere per me di grande aiuto nella mia vita spirituale.

Qual è la sua preghiera preferita?
Il Rosario.

Qual è il suo libro preferito?
Immagino che il catechismo non conti [ride]

No, e nemmeno la Bibbia.
Io amo molto gli scritti del Beato Columba Marmion (1858-1923), gli scritti spirituali, ed amo anche gli scritti di Mons. Fulton Sheen (1895-1979).

Qual è stato il suo momento più importante come sacerdote?
La mia ordinazione al sacerdozio. Io continuo a pensarci e tutto è derivato, tutto s’è mosso a partire da lì. Quello che ho trovato di più bello nel sacerdozio e che, nei primi cinque anni ho svolto un servizio sacerdotale molto intenso in una parrocchia, col Sacramento della Confessione, con molte confessioni, e poi con la celebrazione ovviamente della Santa Messa, e ancora con l’insegnamento della Fede ai bambini. Questi ricordi – ah, per un breve periodo di tre anni ho insegnato in un liceo cattolico – sono davvero i migliori ricordi del mio sacerdozio.

Ha paura del Giudizio Universale?
Certo che sì. Si pensi per esempio a tutte le responsabilità che ho avute, prima come sacerdote e ancor più come vescovo e cardinale, e questo mi porta ad esaminare la mia coscienza. Io so che ci sono delle cose che ho fatte e che avrei potuto fare molto meglio, e questo mi fa paura. Ma io spero che il Signore sarà misericordioso con me ed io prego per questo.

Grazie, Eminenza.


Rilasciata l’11 dicembre 2014 a The radical Catholic, traduzione a cura di Messainlatino.it